LA PUBALGIA NEGLI SPORTIVI, IN PARTICOLARE NEL PALLAVOLISTA: APPROFONDIMENTO DEL DOTT. MARTINA!

Per Pubalgia etimologicamente si intende sofferenza, malattia del pube .

Cercherò senza tanti termini difficili di spiegare prima come è composto e poi andremo dritti al problema della sua infiammazione negli sportivi.

La sinfisi pubica è un’articolazione, data dall’emi bacino, composto da Ileo Ischio e Pube, che incontra l’altra parte uguale interponendosi con un disco fibro-cartilagineo, tenuto saldo, da numerosi legamenti (vedi figura 1 e 2), che insieme all’osso sacro formeranno il bacino.


Figura 1

Figura 2

Isieme alle ossa del Bacino ai suoi legamenti ci sono i Muscoli:


Figura 3

Come si evince dalla foto nella zona pubica abbiamo una confluenza inserzionale di più muscoli quali gli adduttori e il retto degli addominali.


Figura 4

Ma oltre a questi due principalmente ve ne sono altri secondari per zona adiacente al pube come il muscolo Pettineo, Il Gracile, l’Ileo psoas, il tensore della fascia lata.

Oltre alla parte muscolare e legamentosa, nella zona pubica confluiscono una serie di Visceri, Fasce, Nervi e vasi, che non sto qui a specificare per non dilungarmi troppo.

Immaginate in uno sportivo, qualsiasi tipo sia, dal podista al calciatore, al pallavolista, come possa essere questa zona, negli atleti sviluppata dal punto di vista muscolare, tirata dal punto di vista legamentoso, stressata dal punto di vista articolare.

Nel gesto atletico, quale una schiacciata o una battuta, ripetuto migliaia di volte, come nel caso specifico del pallavolista, la zona pubica risulta particolarmente stressata dal punto di vista muscolare, articolare, legamentoso e fasciale.

Ma andiamo a suddividere questo gesto atletico e proviamo ad immaginare il coinvolgimento di tutte queste strutture.

Nella fase dell’elevazione in battuta o nella schiacciata, i muscoli del bacino, come anche quelli degli arti inferiori, delle anche, delle ginocchia, della gamba e del piede, saranno tutti coinvolti come si puo’ notare dalla figura.


Figura 6
Figura 5

Nella fase di schiacciata e di discesa i muscoli addominali, muscoli adduttori, il tensore della fascia lata, il muscolo gracile interverranno con contrazioni sinergiche isometriche (senza lo spostamento dei due capi ossei) o isotoniche (quando vi è lo spostamento dei due capi ossei) in una successione sequenziale velocissima, che dal salto si concluderanno con la discesa a terra.

Quindi intuiamo l’importanza e l’efficienza di tutti gli apparati (muscolare, legamento, fasciale, articolare, ecc..) per poter gestire al meglio lo sforzo fisico senza riportare dopo una partita, che ha visto decine e decine di salti, di battute, schiacciate e ricezioni ed altre pratiche che in questo sport si effettuano, nessun tipo di problema, se non un semplice costipo muscolare dovuto alla fatica.


Nella infiammazione pubica o Pubalgia si potranno avere a vari distretti, sia quello muscolare, che tendineo, che legamentoso, che meniscale (rappresentato della sinfisi pubica), che possono intervenire singolarmente o in modo complementare ad una flogosi (infiammazione) della zona, con formazione e deposito di liquido, dolore, rossore, calore.

Ci possono essere dei fattori predisponenti alla pubalgia quali, una eterometria o dismetria (diversa lunghezza) delle anche, una lieve scoliosi lombare, un piattismo del piede, o varismo o valgismo delle ginocchia.

Premesso che la pubalgia è un processo infiammatorio lento e graduale, a meno chè non sia provocato da un fattore traumatico, normalmente dà le prime avvisaglie con limitazioni nel gesto atletico, dolori pre-gara e post gara, dolore alla palpazione.


Sulla base della mia esperienza vorrei lasciare un piccolo compendio ai pallavolisti nel caso abbiano ad avere una pubalgia in fase acuta, quindi che è recente in termini di tempo, nell’ordine quindi di alcune settimane.

Quando invece sia strutturata e stabilizzata, e cioè che non è mai effettivamente passata, rimasta sempre latente, in questo secondo caso, si troverebbe nella fase cronica, i consigli varranno lo stesso ma bisognerebbe seguire un altro simile percorso terapeutico riabilitativo, ma che non è motivo di oggetto in questa esposizione.



Che cosa fare nella fase acuta ?
  • Rivolgersi al medico o al Fisioterapista che farà una sua valutazione in base al grado della infiammazione (annotandosi il livello di sensazione dolore su una scala che va da 0 a 10), si regolerà sulle terapie ed eventualmente sugli esami diagnostici da eseguire (RMN, TAC, ECOGRAFIA). Basterà contrarre l’adduttore o gli addominali per evocare il dolore, oppure imprimere una pressione tattile a livello pubico;

  • Se il dolore è importante integrare con terapia farmacologica (FANS, CORTISONICI, OPPIOIDI) SEGUITO DAL MEDICO DI MEDICINA GENERALE O SPECIALISTICA;

  • Mettere sulla zona inserzionale del ghiaccio a intermittenza, vale a dire spostarlo sulle zone adiacenti per poi riposizionarlo stabilmente per almeno 5 min sulla zona infiammata;

  • Intervenire con delle sedute fisioterapiche, io personalmente consiglio la Tecar, gli ultrasuoni e il laser Yag;

  • Eseguire cautamente degli esercizi di mobilizzazione dei muscoli degli arti inferiori e del bacino e della colonna;

  • Farsi fare dei trattamenti manipolativi Osteopatici, che andranno ad eliminare quei blocchi articolari che possono intervenire diminuendo la mobilità dell’articolazione della sinfisi e di quelle strettamente collegate quali: l’articolazione sacro iliaca, le faccette articolari vertebrali lombosacrali, l’articolazione dell’anca.


L’Osteopata nel suo lavoro andrà generalmente a manipolare e ristabilire un equilibrio anche verso altre articolazioni come quelle delle vertebre dorsali e cervicali, ma anche delle ginocchia e delle caviglie fino ai piedi. Utilissima in questo caso è l’idrokinesi con esercizi di mobilità e graduale rinforzo muscolare.

Oltre a questo l’osteopata potrà fare un lavoro di riequilibrio fasciale e cranio sacrale, che come dimostrato, in letteratura medico scientifica, aumenta l’elasticità generale a livello articolare muscolare e legamentoso, garantendo all’atleta l'allontanamento dalla "zona del non ritorno", con conseguente diminuzione del rischio infortuni.



Cosa non fare in fase acuta ?
  • Non aspettare che passi da solo, anche adottando solo il riposo migliorerà ma poco, è molto probabile, senza un opportuno percorso riabilitativo multidisciplinare, che possa ripresentarsi e diventare cronico;

  • Non mettere sulla zona infiammata cose calde come borse di acqua calda o termofori;

  • Non consultare vicini di casa o compagni di squadra che possono dare non intenzionalmente suggerimenti sbagliati;

  • Non tardare la fisioterapia;

  • Non eseguire esercizi di rinforzo muscolare né esercizi di streching, in quanto la zona per i motivi suddetti ha già, in loco un processo infiammatorio, provocato dall’eccessivo stress, con formazione del relativo liquido dei tessuti peri-articolari (evidenziabile con una Ecografia), che convoglia tramite le sostanze stesse al sistema nervoso centrale la sensazione del dolore, per informare lo stato di necessario riposo. Quindi risulterebbe eseguire serie di esercizi per rinforzare gli adduttori o addominali controproducente al massimo;

  • Non farsi trattare da persone improvvisate ma da Fisioterapisti e Osteopati navigati;

  • Non pretendere di ritornare agli allenamenti se prima il dolore non è regredito (constatabile attraverso una scala del dolore almeno del 60/70%);

  • Non utilizzare in palestra macchine come leg-press, leg exstection, ne quella per il rinforzo degli adduttori, ma privilegiare un lavoro dinamico e non settoriale che preveda l’inclusione del gesto atletico con delle resistenze leggere e graduali, in tutta l’ampiezza del movimento, come l’isocinetica. Quindi privilegiale meno carichi e più ripetizioni;

  • Non privilegiare solo la fisioterapia ma integrarla con l’osteopatia e una mirata preparazione atletica differenziata.


E’ importante in una squadra professionista o semi che vi sia un lavoro di squadra, quindi Preparatore atletico e Mister devono viaggiare all’unisono per dosare il carico del lavoro muscolare e di resistenza senza arrivare alla soglia del non ritorno, oltrepassandola, ci si espone al rischio infortuni, e conseguente maggior senso della fatica in gara, con una diminuzione delle performance della squadra.

Quindi diminuire il rischio infortuni, in una squadra sportiva professionista o amatoriale, può essere gestito solo attraverso un lavoro di equipe.

Anche l’Osteopata, il Fisioterapista, lo Scout Man insieme ognuno con la sua competenza contribuirà al monitoraggio dello stato di salute degli atleti e sulle eventuali azioni di prevenzione del rischio infortuni.



Concludo che la Pubalgia è una infiammazione molto dolorosa e limitante per qualsiasi sportivo, in particolar modo per il pallavolista, ma se presa per tempo e con le dovute accortezze e terapie, regredisce molto più rapidamente di quanto si possa pensare, tanto da dare grosse soddisfazioni professionali per l’osteopata o per il fisioterapista unitamente all’equipe della squadra pallavolistica e all’atleta stesso.





Dott. Luca Martina 
Osteopata Fisioterapista Leo Shoes Casarano Volley
http://www.centrofisiomed.com/ 










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